Come può una generazione artistica definirsi tale, o anche solo sperare di esistere, se tutto intorno rimane fermo?

Questa è la domanda che ha generato il libro, e forse è proprio il libro – un mix di contributi diversissimi fra di loro, come gli autori e le autrici che li hanno scritti – a essere una delle risposte possibili.

Per essere futurista, il Manifesto del XXI secolo non poteva parlare d’altro se non del presente.

Dieci esseri umani nati fra il 1985 e il 1999 hanno accettato la sfida, lanciata dal curatore Iacopo Barison innanzitutto a se stesso, di raccontarlo con i mezzi che meglio padroneggiavano, dalla narrativa classica al racconto illustrato, da quello in versi al personal essay.

Le parole d’ordine? Io, qui, adesso.

Perché il vero millennium bug è stato non riuscire a emanciparsi dalla letteratura italiana del Novecento. Non essere in grado di lasciare la casa dei genitori – a volte tanto amati, a volte odiati – per avventurarsi da soli nel mondo. E se tentare di farlo significasse, in realtà, vivere tutti insieme sotto lo stesso tetto?

Avere una visione comune, ma nuova, dove i confini con altre forme d’arte (e di scrittura) diventano labili, dalla musica ai fumetti, fino alla stand-up comedy? Un libro che prova a immaginare il presente, partendo dal futuro.


 

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