La troisième guerre, esordio francese del regista italiano Giovanni Aloi, mette insieme una sfaccettata riflessione sui ruoli di potere all’interno della società contemporanea.

Appena terminato l’addestramento di base, Leo ottiene il suo primo incarico: un’operazione di sorveglianza per cui dovrà girare per le strade di Parigi senza altro da fare se non stare all’erta per potenziali minacce. Ricevuto il compito di assicurare che una grande manifestazione antigovernativa non debordi dai limiti assegnati, Leo è risucchiato nel mezzo di una folla furiosa. La pressione e la rabbia impotente che è andata crescendo nelle ultime settimane sta per esplodere.

Alcuni anni fa, la Francia ha “dichiarato guerra” al terrorismo. Dopo l’instaurazione dello stato di emergenza, ci siamo abituati a vedere nelle strade delle nostre città pattuglie di soldati con i mitra imbracciati, come si vedono nelle nazioni in guerra. Dire che ci siamo abituati è una bugia. Io non mi ci sono abituato. La troisième guerre è la guerra che forse stiamo già combattendo a nostra insaputa. Un tipo nuovo di guerra, non più di posizione, ma di potere. Una guerra che forse non è più quella che conosciamo, bensì una fantasia di guerra. La tensione del film deriva da questa consapevolezza: nessuno sa come effettivamente sia una guerra. Tutti abbiamo visto immagini di guerra, ma qual è la “vera” immagine della guerra?


 

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