Maria Rossi è brava, molto brava a far ridere la gente. È con la ruggine sulla voce che interpreta i suoi monologhi nei teatri emiliani e davanti a un pubblico divertito, almeno fino al giorno in cui non cade dal palcoscenico. Troppo ubriaca per risalirci infila una strada senza ritorno acutizzata dalla morte della madre. Padre e fratello fanno di tutto per proteggerla ma un brutto incidente in autostrada li convince al ricovero coatto. Costretta al trattamento sanitario obbligatorio, Maria avvia suo malgrado un lento percorso di ricostruzione personale, facendo i conti coi propri fantasmi e col dolore degli altri degenti. Ma in fondo alla notte troverà il suo monologo più bello.

Partendo dalla vita di Maria Rossi, cabarettista di Reggio Emilia che ha conosciuto la 'grande sete' e ha frequentato gli ospedali psichiatrici, Luca Biglione indaga la dipendenza e le disfunzioni esistenziali. Fruga nel disagio e rende visibile la bellezza e la fatica del vivere. Al centro del film e del palcoscenico una giovane donna che sente in sé una qualche mancanza che nessuna società riuscirà mai a colmare.

Un'artista che si aggrappa a una risata e risponde con battute argute all'appello del vuoto. Sensibile ed empatico, il regista apre con una caduta, Maria precipita dal palcoscenico e muore una prima volta. Non sarà mai più innocente in un mondo dove niente è stabile. Un mondo agito da una violenza segreta che travolge tutte le cose. Questa violenza sotterranea, misteriosa, che si affila nella protagonista alla morte della madre, ha l'insostenibile dolcezza di Bacco. Stato di ebbrezza è la storia di uno scacco e insieme di un riscatto che riconduce la narrazione 'esplosa' di una vita alcolica alla narrazione lineare e consequenziale del cinema.


 

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