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Capita, a volte, nell’ambiente dello spettacolo, di avere una sensazione di scoperta, una rivelazione di talento, di certezza di successo… quando ho visto i quattro del GRUPPETTO (a Paestum, al premio Charlot, dove venivamo premiati: io per il teatro, loro per il cabaret) sono rimasto subito intrappolato. La loro famiglia pazza, il loro affiatamento straordinario (convivono insieme gioiosamente da quando erano bambini), le loro personalità esilaranti, i loro occhi pieni di energia mediterranea, mi hanno immediatamente conquistato e attratto. Da alcuni anni invece, stavo pensando di raccontare come siamo cambiati in mediante la storia di una famiglia italiana: perdita totale dei valori, degenerazione dei ruoli, la sconfitta del pudore e del buon gusto, e avrei voluto articolare il confronto tra il come eravamo e il come siamo diventati, attraverso uno spettacolo in due atti; due momenti storicamente lontani di una stessa famiglia. Quando ho visto il Gruppetto immediatamente si è materializzata la mia famiglia! La famiglia Lo Cicero (frutto del loro lavoro in questi anni) mi è venuta incontro con un cospicuo repertorio di scenette, personaggi, episodi pertinenti. La loro foga vorace, violenta, cannibalesca, il loro spirito grottesco spinto alla follia ma sempre credibile e possibile, la loro concreta ed esaltante palermitanità, mi hanno guidato e ci siamo messi a lavorare insieme sul progetto. Ed eccoci qua a fare l’esperimento, di uno spettacolo che inizia con un dramma commovente: “La Gabbia” di Lucien Descaves (appartenente al repertorio del teatro del Grand Guignol del 1898) in cui si vede una famiglia borghese divenuta povera che, ridotta allo stremo e incapace di rassegnarsi a un livello di vita modesto, decide di uccidersi; primo atto propedeutico ad un secondo pazzo e comico: “La famiglia Lo Cicero (Siamo molto cambiati)” ambientato ad oggi. Un accostamento azzardato che mi entusiasma e spero coinvolga anche il pubblico. [Pino Quartullo]
Cosa accadrebbe in una media famiglia italiana se due genitori cominciassero a non sopportare più l’anonimato? In una società “televisivizzata” come la nostra, dove potrebbero arrivare le voglie, le aspirazioni represse di un padre, professore alle superiori, e di una madre casalinga? Fra un quiz e un reality, quali cannibalesche e libidinose smanie vorrebbero vedere appagate per mezzo della loro unica figlia? La loro bramosia diventa tanto più comica, quanto devastante, nel momento in cui si scontra con la personalità e i sogni della figlia, Laura, brillante laureanda in ingegneria, a tutto interessata, tranne che ad apparire in tv! Dal 1995, anno di nascita del Gruppetto, composto da Emanuela D’Antoni, Giorgia Lo Grasso, Rosario Terranova e il sottoscritto, abbiamo sempre lavorato in bilico tra la teatralità della commedia e i ritmi del cabarèt. Col passare degli anni è diventata sempre più consapevole la volontà, sia nel gruppo che in me (come autore), di dare spessore e contenuti al cabarèt, contaminandoli con la struttura e i tempi della commedia. Lavorare su personaggi-tipi a tutto tondo, sviluppando ognuno il proprio clown, recuperando il percorso di maschere della commedia (dalla commedia dell’arte fino ad oggi) mantenendo un occhio, il più attento possibile, a cosa sta cambiando nella nostra società.
Pino mi ha guidato a sviluppare, approfondire e sintetizzare in questo unico testo, un mio personale discorso di satira imperniato sul rapporto famiglia/televisione, cominciato ad emergere in modo netto nel 2005, con la Fattoria dei comici e proseguito con le nostre “serate” e altre trasmissioni televisive (Zelig, MCS). Fino ad arrivare ad una messa in scena classicamente teatrale con la sua regia. [Giuseppe Sorgi]
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